Uno studio condotto da INGV, CNR-ISMAR e Sapienza Università di Roma mostra che i dati satellitari sono in grado di identificare accumuli di plastica sulla superficie marina, aprendo a nuove prospettive per il monitoraggio dallo spazio di rifiuti di plastica negli ambienti acquatici
Individuare dallo spazio accumuli di plastica in mare: è stato questo l’obiettivo di uno studio condotto dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dall’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISMAR) e dalla Sapienza Università di Roma nell’ambito del programma Space It Up! finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) ai sensi del contratto n. 2024-5-E.0 – CUP I53D24000060005.
Grazie a due esperimenti condotti nel Lago di Massaciuccoli in Toscana e nel Golfo di La Spezia, i ricercatori hanno dimostrato che i dati satellitari acquisiti da sensori Radar ad Apertura Sintetica (SAR) permettono di identificare accumuli galleggianti di plastica, fornendo uno dei primi riscontri sperimentali sulle potenzialità di questa tecnologia in ambiente marino. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Remote Sensing of Environment.
Per condurre gli esperimenti è stata realizzata una piccola isola di plastica, progettata per riprodurre nel modo più realistico possibile forma e dimensioni tipiche degli accumuli di rifiuti plastici presenti in ambienti marini e oceanici. I sensori SAR a bordo dei satelliti COSMO-SkyMed, programma dell'Agenzia Spaziale Italiana e del Ministero della Difesa, e ICEYE hanno acquisito immagini dell’isola utilizzando diverse configurazioni in termini di risoluzione spaziale, geometria di osservazione e polarizzazione. L’analisi delle immagini ha quindi evidenziato come gli accumuli plastici risultino chiaramente distinguibili rispetto alla superficie d’acqua circostante. Nello studio pubblicato si evidenzia infatti come la presenza della plastica modifichi la rugosità superficiale dell’acqua, determinando un aumento dell’intensità del segnale misurato dal sensore.
Questo risultato apre nuove prospettive per il monitoraggio dei rifiuti plastici in mare da dati radar satellitari. Finora, infatti, la maggior parte degli studi condotti sul tema si sono concentrati sull’utilizzo di sensori ottici operanti nello spettro elettromagnetico del visibile e dell’infrarosso termico, mentre l’utilizzo dei sensori SAR è tuttora ancora poco esplorato, pur presentando un vantaggio importante: questa tecnologia, infatti, può acquisire immagini sia di giorno che di notte e anche in presenza di copertura nuvolosa, offrendo la possibilità, in futuro, di monitorare i rifiuti di plastica in ambienti acquatici con maggiore continuità.
Link al materiale video relativo allo studio
Link utili:
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)
Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISMAR)

