Martedì 3 marzo, a partire dalle ore 9:30, si terrà a Bojano (CB) la presentazione dei risultati del progetto multidisciplinare MOSAICMO (MOlise SAnnio Integrated Crustal MOdel) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). L’evento, organizzato con le amministrazioni comunali di Bojano e San Massimo (CB) si svolgerà presso Palazzo Colagrosso e sarà aperto al pubblico.
Il progetto, caratterizzato da uno studio integrato di tipo geologico, geofisico e sismologico e finanziato nell’ambito di Pianeta Dinamico 2023-2025, ha approfondito la conoscenza del territorio del Sannio-Matese e del Bacino di Bojano, posto a giunzione tra l’Appennino centrale e meridionale e caratterizzato da elevata pericolosità sismica. Visto il suo carattere interdisciplinare, ha visto la collaborazione, oltre che dei ricercatori di numerose Sezioni dell’INGV, anche delle Università degli Studi del Molise, Bari, Napoli, Pisa, Ginevra e del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).
Il progetto MOSAICMO ha perseguito, durante il suo percorso, un duplice obiettivo: su scala regionale, migliorare la conoscenza della struttura della crosta terrestre e delle caratteristiche sismotettoniche dell’area; su scala locale, realizzare un modello geologico e geofisico del Bacino di Bojano al fine di ricostruire la sua evoluzione tettonica e comprenderne la risposta sismica. La zona, infatti, è delimitata da sistemi di faglia che in passato hanno generato terremoti di forte intensità, come quello del 1805 di magnitudo 6.7.
Nel corso del progetto sono state condotte numerose campagne di acquisizione dati – geofisici, sismologici, geologici e geochimici, a livello regionale e locale. Tali indagini hanno permesso di sviluppare modelli 2D e 3D geologici e geofisici della crosta terrestre nel Sannio Matese, nonché di identificare le faglie attive grazie all’analisi della sismicità registrata per 24 mesi da una rete sismica temporanea.
Nel Bacino di Bojano lo studio ha integrato tecniche geofisiche avanzate, che permettono di ottenere immagini dettagliate del sottosuolo, con la realizzazione di un sondaggio scientifico. La perforazione ha consentito di prelevare campioni continui di sedimenti che riempiono il bacino, di origine alluvionale e palustre accumulati nel corso di centinaia di migliaia di anni, raggiungendo a una profondità compresa tra i 140 e i 175 metri anche il basamento roccioso più antico. L’integrazione dei dati raccolti in questa fase con i modelli geofisici bidimensionali e tridimensionali, che si estendono fino a 500 metri di profondità, ha permesso di ricostruire la composizione, le caratteristiche fisiche e l’età dei sedimenti di riempimento del bacino, nonché di individuare le faglie attive che hanno controllato la sua evoluzione tettonica.
I risultati dello studio potranno contribuire a migliorare la conoscenza delle acque sotterranee dell’area, nonché dei fenomeni di amplificazione del moto sismico all’interno del bacino, consentendo di avere maggiori nozioni utili nella gestione del territorio.
Locandina dell’evento in allegato.
Link utili:
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)


