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Carta d’identità

Nome: Claudio Chiarabba
Anni: 54
Qualifica: Dirigente di Ricerca
Sede: Roma
Campo di attività: Terremoti, Vulcani
Colore preferito: Nero

 

Si aggira (raramente) con fare discreto per i corridoi della Sede romana. Lo vedi parlare sempre con le stesse persone, la sua cerchia. Ma chi è Claudio Chiarabba? Prima di intervistarlo me lo sono chiesto più volte. Dirigente di ricerca ed ex Direttore della Struttura Terremoti. Un curriculum importante, che si amalgama al “personaggio” che traspare. È davvero così o è stato solo un abbaglio? Leggendo l’intervista troverete questa risposta. Posso solo anticipare che il ritratto che emerge è quello di un (ex?) casinista folgorato sulla via del Prof. Scarpa, ma anche di un serio e stimato professionista che ama il suo lavoro e le sue passioni (la lettura e la musica su tutte). Joe Strummer, leader dei Clash, suo gruppo preferito, diceva “pensare è il motivo per cui svegliarsi la mattina” e posso garantirvi che Claudio pensa... pensa molto. 

Cosa o chi ti ha avvicinato al mondo della sismologia? 

Un corso all’Università

Che corso?

Il corso di Sismologia tenuto a La Sapienza dal Professor Scarpa... Anche se è durato un solo anno.

Da bambino cosa sognavi di diventare “da grande”?

Un calciatore, che altro!

Non so dimmi tu, dai... Pensavi solo al calcio da bambino? 

Crescendo ho letto molti libri gialli... Ti direi l’investigatore.

Che materie ti appassionavano a scuola? 

Passiamo a un'altra domanda…

Dai Claudio... Almeno una me la devi dire!

Allora geografia... Alle medie.

Che adolescente eri?

Direi problematico. Il primo giorno delle medie presi una nota. Poi in seguito molti 7 in condotta.

Senza entrare troppo nei dettagli, cosa pensi ti rendeva così irrequieto?

Ma penso nulla, in realtà ero un casinista di prima categoria... Mi piaceva solo fare casino e divertirmi. 

Pensavi di cambiare il mondo?

Onestamente no.

C’è stato un “mito” di riferimento a cui ti sei ispirato? 

Clint Eastwood.

Sei un appassionato di western?

No, ti dico Eastwood perché sono appassionato dell’ispettore Callaghan.

Dove ti sei laureato e che ricordi hai del tuo percorso universitario? 

A Roma nel 1989, studiavo molto ed ero un secchione. A differenza del periodo scolastico…

Il momento più emozionante della tua carriera? 

Ne ho avuti vari, probabilmente quando sono divenuto Dirigente nel 2000.

Invece il momento più emozionante nella tua vita privata? 

La nascita delle mie figlie, non saprei di quale però.

Cosa pensi che saresti diventato se non avessi fatto il ricercatore?

Il tea tester (ride).

Da quanto tempo sei all’INGV?

Dal 1990, un bel po’ direi.

Qual è la prima cosa che fai quando torni a casa? 

Mi tolgo le scarpe.

Come hai vissuto questo periodo di lockdown?

Ho lavorato molto, scritto diversi articoli, portato avanti una gara. Direi che ho collaborato e interagito attivamente con molte persone, alcune che non conoscevo. 

Come pensi stiano vivendo questo momento delicato i ricercatori?

Penso ai turnisti, al problema di essere presenti in sala e come. Quindi alle difficoltà nell’adattarsi alle nuove disposizioni. Per quanto mi riguarda, invece, molti di noi erano già in smartworking. Collaboro con tanti ricercatori che sono sparsi nel mondo... Vienna, Pisa, e così via... Ho più tempo per me, che posso utilizzare al posto di stare sui mezzi pubblici, per esempio. 

Qual è, secondo te, la scoperta scientifica che cambierebbe la storia della sismologia? 

La previsione dei terremoti, probabilmente o più semplicemente definirne almeno le leggi fondamentali.

Una città che hai visitato che ti è rimasta nel cuore e una in cui hai sempre sognato di trasferirti? 

San Francisco sicuramente, ma anche Sarajevo mi è piaciuta molto. Mi trasferirei volentieri a Londra o a Catania.

Perché Catania?

Mi piace la città e il lavoro che potrei fare lì.

Quali sono stati i tuoi viaggi più belli? 

Quasi tutti mi hanno dato molto… Forse la Tanzania, il Marocco…

Cosa ti sarebbe piaciuto scoprire, tra le scoperte del passato? 

La teoria della relatività, così forse l’avrei capita.

Qual è la tua principale inquietudine?

Di passare un’estate senza andare al mare.

Non ti piace la montagna?

Sono tornato dal Pollino però la vacanza per me è il mare. Potrei stare male senza.

La conversazione che non hai mai fatto e che ti sarebbe piaciuta fare… Con chi?

Con Andreotti, avrei chiesto chiarimenti su molti passi della storia recente italiana.

Quanto pensi sia emerso di quegli anni?

Manca molto da scoprire. Mancano alcuni passaggi... Andreotti li conosceva e se li è portati con sé. Sono un lettore accanito di libri che trattano quel periodo storico. Ma leggo anche molta narrativa.

Come hai vissuto quel periodo storico?

Sentivo quegli anni, li vivevo con interesse anche se ero adolescente. Più avanti, a 20-25 anni, ho iniziato ad approfondirli.

Come ricercatore è sempre tutto spiegabile?

Sicuramente no.

La tua promessa mantenuta e quella che non sei riuscito a mantenere…

Di solito le mantengo tutte, anche perché ne faccio poche e semplici.

Il tuo amore a prima vista?

La curva sud .

Qual è il tuo X-Factor? 

Non lo so, vedere oltre i fatti attuali... Non sono giocatore di scacchi ma spesso mi capita di leggere le mosse in anticipo.

Ti piace lo sport? 

Sì.

Ne hai mai praticato qualcuno? 

Sfuggevolmente, ora mi dedico alla boxe.

Ascolti musica? 

È la cosa che faccio con più gusto durante la giornata.

Qual è il tuo genere preferito? 

Molti: post-punk, rock, psichedelia, elettronica, rumoristica varia.

Una band che ha cambiato la storia della musica?

Per me i Clash, anche se forse non hanno cambiato la storia della musica. Sono tante le band che messe insieme lo hanno fatto. Sicuramente hanno impresso un forte cambiamento per quel periodo.

Libro preferito? 

“Infinite Jest” di David Foster Wallace.

Se dovessi ricordare un tuo “primo giorno” quale ricorderesti? 

Forse il primo giorno che ci trasferimmo nella Sede dell’Istituto di Via di Vigna Murata, fu uno shock.

In senso positivo o negativo?

Fai tu… (ride)

Cosa fai quando non sei a lavoro? 

Ascolto musica, leggo, penso…

A che pensi di solito?

Analizzo cose. Situazioni, comportamenti, sia legati a quello che mi accade quotidianamente che in senso più ampio. Per esempio, vista l’attualità, mi piace leggere i dati sul Covid-19 e cercare di farmi un’opinione su quello che sta accadendo.

Hai un posto del cuore?

Molti posti dove torno ogni tanto.

Se ne può dire uno?

Trevignano dove ho i miei parenti. Per il relax la Sardegna del Sulcis . 

La tua maggior fortuna? 

Stare al posto giusto al momento giusto.

Nella tua valigia non può mai mancare

Un costume.

In cucina sei più da dolce o da salato? 

Cucino esclusivamente salato, dolci non sono capace ma mi piace mangiarli… 

Piatto preferito? 

Troppi: crudi vari, paste al pesce, salsicce, funghi…

Ti piace cucinare? 

Si molto, ma anche far cucinare gli altri…

Una cosa che hai capito “da grande”? 

Sto ancora aspettando di capirne una.

Cosa conservi della tua infanzia? 

Le foto.

Ultima domanda: qual è la canzone che non smetteresti mai di ascoltare? 

“London Calling” dei Clash.

Se avessi davanti a te Joe Strummer cosa gli diresti?

Grazie di tutto.