spazio vuoto logo alto

ICONA Facebook    ICONA Youtube666666   ICONA Flickr666666   ICONA Youtube666666   INGV ICONE social 07   INGV ICONE social 06   ICONA Facebookr999999

 

chiodosalvavita1

L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) scende in campo sulla prevenzione al rischio sismico con il progetto finanziato dalla Commissione Europea KnowRISK (Know your city, Reduce seISmic risK through non-structural elements). Un approccio innovativo per la riduzione dei danni causati dai terremoti sugli elementi non-strutturali degli edifici, che comprendono arredi, controsoffittature, divisori, pannelli e impianti. Questi, infatti, oltre a costituire fino al 40% del danno causato dai terremoti, possono provocare morti, ostruire le vie di fuga ed essere decisivi nella capacità di recupero da parte della popolazione, arrivando in alcuni casi a coprire fino al 70-85% dei costi di costruzione. A conti fatti intervenire sugli elementi non-strutturali può richiedere sforzi a basso costo per ridurre eventuali danneggiamenti, misure in taluni casi salvavita che tutti noi avremmo voluto adottare col senno di poi. “Il progetto”, spiega Gemma Musacchio, ricercatrice dell’INGV e referente scientifico del progetto, “riunisce competenze in vari ambiti, da quelli ingegneristico-sismologico fino a quello delle scienze sociali e della comunicazione, e sinergie tra ricercatori di quattro istituti di ricerca europei: INGV, per l’Italia, Instituto Superior Técnico (IST) e Laboratório Nacional de Engenharia Civil (LNEC), per il Portogallo, ed Earthquake Engineering Research Centre (EERC), per l’Islanda. Produrremo un Portfolio di buone pratiche anche frutto di ricerche condotte in aree pilota nei tre Paesi che partecipano al progetto. Per l'Italia le aree pilota sono l'Etna e il Nord del paese, scelte per i terremoti di magnitudo relativamente piccola, spesso sottovalutati, e necessari alla simulazione di scenari di danno non-strutturale”. A valle del lavoro di ricerca sulla sismicità e sulla vulnerabilità che caratterizza questa tipologia di danno, il progetto prevede un ampio coinvolgimento dei cittadini. “Gli ambienti di uso quotidiano presi in considerazione dal progetto sono in particolare quello domestico e scolastico, per intervenire sulla fetta di popolazione più debole ed esposta agli elementi non strutturali”, prosegue Musacchio. 

chiodosalvavita2

La cucina è un ambiente tipicamente esposto ai danni causati da arredi mal ancorati ai muri (soprammobili o stoviglie, spesso disposti su mensole, possono cadere durante le scosse), ed è anche il locale, dove le famiglie trascorrono la maggior parte del proprio tempo a casa. Le scuole, invece, possono presentare vulnerabilità nelle controsoffittature, nei laboratori, biblioteche e archivi equipaggiati senza tener conto dell'eventualità di scosse sismiche. “Un chiodo può salvare una vita", ribadisce Gemma Musacchio. "Il Chiodo ha un valore figurato ma rende l'idea. Con questo progetto intendiamo trasferire al pubblico la conoscenza scientifica sui danni subiti dagli elementi non-strutturali, mediante una Practical Guide di semplici misure e consigli." Allo scopo di rendere più efficace l'azione di comunicazione la Practical Guide sarà realizzata anche tenendo conto dei bisogni reali della popolazione locale, della vulnerabilità sociale e in un quadro di cittadinanza partecipata. L'efficacia delle strategie d'intervento sarà quantificata attraverso uno studio dedicato. "Non ci fermiamo qui: vogliamo vedere se e quanto funziona", conclude la ricercatrice dell’INGV.