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Una nuova microplacca: la sicula-iblea tra Europa e Africa

12/05/2012

Una delle strutture geologiche più interessanti della Sicilia è il cosiddetto Plateau Ibleo, che rappresenta una delle zone di interazione fra la grande placca africana e quella euroasiatica. Un recente studio pubblicato su “Geologica Acta” a cura di Mario Mattia, Valentina  Bruno, Flavio Cannavò, Mimmo Palano, ha messo in evidenza i movimenti in questa area grazie all’applicazione della tecnologia GPS – Global Position System. I dati raccolti tra l’inizio del 1998 e la fine del 2009, indicano che il bordo settentrionale del Plateau Ibleo è interessato da un processo di compressione, mentre la parte centrale un processo di estensione.
Questa dinamica assume un’importanza fondamentale per diversi motivi, come spiega il ricercatore Palano Mimmo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia -INGV

Per favore se ci spiega quali sono, in particolare, i confini del Plateau Ibleo.

Il Plateau Ibleo è delimitato ad ovest e a nord dalla Falda di Gela, che estendendosi dall’offshore gelese fin quasi alle propaggini meridionali dell’Etna rappresenta il fronte più avanzato della catena Appenninico-Maghrebide, ovvero la linea di sutura della collisione continentale tra la placca Africana e quella Euroasiatica. Verso est, il Plateau è delimitato dalla scarpata Ibleo-Maltese, un grosso sistema di faglie tettoniche a scala litosferica che dalle coste sud-orientali siciliane (offshore ionico) si estende verso sud fino all’isola di Malta. Il margine meridionale del Plateau è rappresentato dal Canale di Sicilia, sede di strutture tettoniche che, lacerando la crosta terrestre, hanno permesso la risalita di magmi che oggi costituiscono l’isola di Pantelleria.

A quali fenomeni vulcanici e sismici può ricollegarsi la sua dinamica?

Il motore principale di tale dinamica è la collisione tra la placca Africana e quella Euroasiatica. I terremoti più forti di tutta la regione avvengono proprio in questa area. I terremoti del 1169 e del 1693 sono considerati tra i terremoti più violenti e distruttivi della storia sismica italiana. In particolare le due scosse del 9 e 11 Gennaio del 1693 furono talmente violente da devastare l’intera Sicilia sud-orientale, radendo al suolo molti centri abitati. I danni si estesero sino a Palermo, alla Calabria meridionale ed a Malta; la scossa principale fu fortemente avvertita anche in Tunisia. Fonti storiche evidenziano come entrambi gli eventi, sono stati accompagnati da un imponente tsunami che flagellò le aree costiere di tutta la Sicilia sud-orientale. Da non dimenticare anche l’evento del 13 Dicembre del 1990 (magnitudo 5.6) che provocò 17 morti ed oltre 15.000 senza tetto.

Come si spiega un regime compressionale e uno estensionale a così poca distanza?

La presenza di aree contigue caratterizzate da regimi deformativi diversi non è una novità. Sia a scala mondiale che regionale, esistono numerosi esempi. Rimanendo in territorio italiano, i recenti dati sismologici e geodetici, hanno permesso l’individuazione di una fascia compressiva che ad andamento E-W si estende nell’offshore siciliano dall’isola di Ustica fino alle Isole di Salina, Lipari e Vulcano. A questa fascia compressiva si contrappongono ben due fasce estensionali: la prima si estende da Cefalù fino all’Etna ed è ben evidenziata da dati sismologici, geodetici e geologici; la seconda è localizzata ad est della fascia compressionale e si estende dal Golfo di Patti lungo tutta la fascia appenninica. Per ciascuno di questi esempi, l’origine tettonica è diversa e va valutata caso per caso. Nel caso dell’area Iblea noi riteniamo che la debole estensione osservata sia dovuta ad una flessione della crosta Iblea a seguito della collisione Africa-Eurasia.

Sonia Topazio