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1) Roma ? una zona a rischio sismico?

Tutta l’Italia ? a rischio sismico. Tuttavia Roma ? ubicata piuttosto ai margini della zona a maggiore sismicit? della penisola e quindi ha una pericolosit? sismica modesta. A parte piccoli terremoti locali molto rari, Roma risente dei terremoti dell’Appennino centrale e di quelli dei Colli Albani, che sono meno forti. Quelli dell’Abruzzo vengono spesso avvertiti a Roma e nei secoli passati alcuni terremoti molto forti procurarono danni anche nella capitale. Ad esempio la parte “mancante” del Colosseo croll? per un terremoto in epoca tardo-romana. Va detto per? che la probabilit? che avvenga un forte terremoto in Italia centrale in un qualunque giorno dell’anno ? bassa, ma non ? nulla. Questo ovviamente vale anche per l’11 maggio 2011.


2) E’ vero che Roma ? immune dai terremoti perch? il suo sottosuolo ? pieno di cavit??

No, il fatto che Roma sia immune dai terremoti perch? “vuota sotto” ? una credenza popolare, che trae origine probabilmente dalla teoria pneumatica di Aristotele, poi ripresa da Plinio il Vecchio. Secondo questa teoria i terremoti erano causati dai gas sotterranei. Il fatto che Roma fosse effettivamente piena di cavit?, sia naturali che scavate dall’uomo, faceva pensare che i gas all’origine dei terremoti potessero uscire all’esterno allentando cos? la pressione. Ma oggi sappiamo che le cause dei terremoti sono altre e che la loro origine ? diversi chilometri sotto la superficie terrestre. La presenza di cavit? nel sottosuolo romano non aumenta n? diminuisce la pericolosit? sismica di Roma.

Per maggiori informazioni sui terremoti a Roma, si veda il video “Roma e i terremoti

3) Quali sono i principi sui quali si basa la teoria di Raffaele Bendandi?

Bendandi si basava su allineamenti di pianeti e altri corpi celesti, principalmente il Sole e la Luna, per prevedere i terremoti. In pratica sosteneva che le forze che si generano a causa di questi allineamenti sono in grado di produrre i terremoti. Forse a causa del fatto che Bendandi fosse un autodidatta, questa teoria  non ? mai stata pubblicata su riviste scientifiche, ma si presenta come una quantit? molto eterogenea di appunti e disegni di cui ? piuttosto difficile capire la reale attendibilit?. Il nostro Istituto (INGV) sta collaborando con l’Istituzione culturale “La Bendandiana” per la raccolta e la catalogazione di questi scritti. Va precisato che dagli appunti di Bendandi non emerge nessuna previsione di un eventuale sisma  a Roma per l’11 maggio di quest’anno! La responsabile dell’istituzione, la Dr.ssa Paola Lagorio, ha pi? volte ribadito questo fatto.

Per maggiori informazioni sulla previsione dell’11 Maggio, si veda il video “Terremoto a Roma l’11 Maggio 2011?


4) Queste teorie sono attendibili per la previsione di un terremoto?

No. Le forze causate dai corpi celesti sulla Terra sono piccole rispetto alle forze interne, quelle determinate dallo spostamento delle placche. Queste si muovono una rispetto all’altra con velocit? che raggiungono i 10 centimetri all’anno, come nelle aree circum-pacifiche. Considerando le enormi masse che vengono spostate (quelle dei continenti e degli oceani) si pu? capire quali grandi energie possano essere sprigionate. Inoltre, gli allineamenti di pianeti si sono verificati spesso in passato senza che fosse mai trovata una corrispondenza con i grandi terremoti in Italia o nel mondo.

5) Quali sono le principali cause dei terremoti?

In primo luogo l’accumularsi di energia sulle faglie, che resistono per decenni o secoli alle spinte delle placche e poi improvvisamente si muovono in pochi secondi. Nel caso del Giappone ad esempio, l’avvicinamento tra la placca Pacifica e quella Eurasiatica avviene a quasi 10 centimetri all’anno: questo implica che. dopo 200 o 300 anni, si sar? accumulato sulla faglia al contatto tra le due placche il potenziale per uno spostamento improvviso fino a 20 o 30 metri. E’ proprio quello che ? accaduto durante il terremoto del Giappone dell’11 marzo 2011.
Altre cause dei terremoti  sono il movimento di magma sotto ai vulcani, la presenza e la pressione di fluidi (principalmente acqua e anidride carbonica) nella crosta, come avviene nelle aree geotermiche. In questi casi si tratta quasi sempre di piccoli terremoti.

6) E’ possibile prevedere i terremoti?

No, non ? possible prevedere i terremoti. La complessit? dei fenomeni che generano i terremoti non permette, allo stato attuale delle conoscenze, di prevedere con esattezza dove e quando avverr? un terremoto di una certa magnitudo. Si possono per? fare delle previsioni probabilistiche: cio? si pu? stimare la probabilit? che si verifichi un terremoto di una certa magnitudo, in un determinato intervallo di tempo e in una certa area.

7) Esistono dei metodi per prevedere i terremoti, anche a breve distanza di tempo?

No. Sono stati fatti molti tentativi negli ultimi decenni ma senza risultati attendibili. Negli anni ’60 e ’70 la comunit? scientifica era abbastanza ottimista sulle prospettive dello studio dei precursori sismici, ma migliaia di terremoti che sono avvenuti senza segnali premonitori e molte previsioni fallite hanno scoraggiato queste ricerche. Da molti anni oramai si ? capito che l’unica arma che abbiamo per convivere con i terremoti, che inevitabilmente accadranno, ? quella della prevenzione: preparazione al terremoto, rinforzo degli edifici antichi, nuove costruzioni antisismiche. Per fare una buona prevenzione, ? necessario studiare la pericolosit? sismica, che di fatto ? una previsione a lungo termine. Questi studi in Italia sono a un livello di eccellenza mondiale.

8)  Si potr? in futuro arrivare a prevedere i terremoti?

La ricerca ha fatto molti passi avanti nello studio dei terremoti. Prima di riuscire a prevederli, per?, dobbiamo capire meglio il processo fisico che c’? alla base. Sappiamo come e dove si accumula l’energia, ma non sappiamo ancora bene cosa accade nei giorni e nei minuti prima che inizi la rottura sulla faglia. Studi recenti fanno pensare che sia molto importante il ruolo dei fluidi profondi (acqua, anidride carbonica, ecc.): una variazione della pressione nelle fratture e nei pori delle rocce in profondit? pu? “indebolire” la faglia e farla muovere prima di quanto ci potremmo aspettare. Ma dobbiamo studiare ancora molto, sia raccogliendo dati su terremoti reali, sia facendo simulazioni in laboratorio. Va tenuto presente che i cicli geologici durano milioni di anni, un ciclo sismico su una singola faglia centinaia o migliaia di anni. Pensare di fare previsioni di ore o giorni ? molto presuntuoso per un ricercatore, la natura non ? cos? semplice e obbediente come vorremmo.