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diagramma Diagramma dei risultati di un primo studio sulla percezione del rischio vulcanico ai Campi Flegrei (da Ricci et al., 2013). Il 70% delle persone che hanno partecipato al questionario ha indicato il Vesuvio come il vulcano attivo potenzialmente più pericoloso per il loro territorio, mentre solo il 20% ha indicato la Solfatara e il 5% i Campi Flegrei. L’analisi dei dati registrati a Pozzuoli (in rosso) evidenzia una controtendenza rispetto al dato complessivo, con quasi il 59% di persone che indica la Solfatara (47,5%), i Campi Flegrei (7,6%) e Monte Nuovo (3,5%) come aree vulcaniche potenzialmente pericolose per il loro territorio. Questo risultato si spiega alla luce delle due importanti crisi bradisismiche che hanno profondamente coinvolto la città di Pozzuoli negli anni ’70 e ’80.

Ricercatori della Sezione INGV di Palermo al lavoro lungo il bordo del cratere di La Fossa sull’isola di Vulcano (foto di G. Capasso)

Nel triennio 2019-2021 l’attività del CPV si focalizzerà sui temi definiti dalla Convenzione B2 DPC-INGV 2012-2021 ed in particolare affronterà i seguenti studi e obiettivi:

Per il Vesuvio
• Mappe di pericolosità probabilistiche per fenomeni di alluvionamento e flussi di fango in caso di eruzione

Per i Campi Flegrei:
• Realizzazione di un sistema di monitoraggio in tempo reale delle deformazioni del suolo dell'area vulcanica napoletana (Campi Flegrei, Vesuvio ed Ischia) tramite misure GNSS ad alta frequenza (HR-GNSS) e sviluppo di modelli statistici e numerici per la mappatura della probabilità eruttiva a breve termine della caldera
• Sviluppo di tecniche di monitoraggio per la valutazione della pericolosità da eventi freatici nell'area idrotermale di Solfatara-Pisciarelli
• Monitoraggio geofisico 4D del sistema Solfatara-Pisciarelli
• Determinazione del flusso di calore tramite termocamera mobile, drone e satellite
• Valutazione della percezione del rischio vulcanico (figura 1)

Per lschia
• Valutazione della pericolosità sismica indotta da eventi locali ad Ischia
• Implementazione di una rete di stazioni di misura in continuo della temperatura delle acque sotterranee e del suolo sull’isola di Ischia
• Prodotti propedeutici alla definizione degli scenari attesi in caso di ripresa dell’attività eruttiva ad Ischia

Per l’Etna:
• Stima quantitativa e modellazione della dipendenza statistica di sismicità ed eruzioni all’Etna, sulla base dei dati storici, con particolare attenzione al possibile legame tra terremoti maggiori ed eruzioni laterali
• Sviluppo di nuovi moduli basati su tecniche di Deep Learning e modellistica di sorgenti vulcaniche da integrare alla piattaforma di Early-Warning Etnea
• Caratterizzazione di sorgenti sismiche in near real-time: applicazione al monitoraggio delle aree vulcaniche siciliane
• Ottimizzazione dell’acquisizione dei segnali ad alta precisione degli strainmeter installati in pozzo sull’Etna e trasferimento del dato in Sala Operativa OE per finalità di sorveglianza e implementazione all’interno del sistema iASPE
• Realizzazione del sistema TRUST - Etna eruption assistant: un modulo pre-operativo di warning in tempo reale per eruzioni all’Etna.
• Quantificazione in tempo reale dell'attività eruttiva dell'Etna da analisi di immagini della rete fissa di telecamere termiche e validazione con dati satellitari

Per le Isole Eolie:
• Database di simulazioni numeriche e mappe di invasione alle Isole Eolie e al Tirreno meridionale per onde di tsunami generate da frane subaeree e sottomarine lungo la Sciara del Fuoco (Stromboli)
• Messa a punto di un sistema per early warning da gas hazard a Vulcano (foto 2)

Per i Colli Albani
• Valutazione della pericolosità per rilascio di gas e formazione di lahar(s) dal Lago Albano


Foto 1 - Diagramma dei risultati di un primo studio sulla percezione del rischio vulcanico ai Campi Flegrei (da Ricci et al., 2013). Il 70% delle persone che hanno partecipato al questionario ha indicato il Vesuvio come il vulcano attivo potenzialmente più pericoloso per il loro territorio, mentre solo il 20% ha indicato la Solfatara e il 5% i Campi Flegrei. L’analisi dei dati registrati a Pozzuoli (in rosso) evidenzia una controtendenza rispetto al dato complessivo, con quasi il 59% di persone che indica la Solfatara (47,5%), i Campi Flegrei (7,6%) e Monte Nuovo (3,5%) come aree vulcaniche potenzialmente pericolose per il loro territorio. Questo risultato si spiega alla luce delle due importanti crisi bradisismiche che hanno profondamente coinvolto la città di Pozzuoli negli anni ’70 e ’80.

Figura 2 - Ricercatori della Sezione INGV di Palermo al lavoro lungo il bordo del cratere di La Fossa sull’isola di Vulcano (foto di G. Capasso)