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Artide4Un progetto nato nel 2018 con l’obiettivo di studiare i corpi planetari per comprenderne la composizione ed accrescere le conoscenze attuali: stiamo parlando di ESOPIANETI, che vede tra i partecipanti anche l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Per capire di cosa si tratta abbiamo intervistato Gianfilippo De Astis, ricercatore dell’INGV. 

 

Gianfilippo, che tipo di Progetto è ESOPIANETI?

ESOPIANETI è un progetto a cui partecipa l’INGV che ha come obiettivo la realizzazione di uno strumento analitico per lo studio delle proprietà spettrali di analoghi planetari, cioè rocce terrestri che possano “mimare” quelle extraterrestri, e meteoriti, a supporto dell'interpretazione dei dati dalle attuali e future missioni spaziali.

Come nasce il progetto e qual è la sua durata?

ESOPIANETI è nato inizialmente da un accordo tra l’ASI e l’INAF stipulato nel 2018 e poi è stato approvato alla fine del 2019: avrà una durata di due anni. Al progetto hanno aderito vari gruppi di ricerca ed è stato proArtide1posto il coinvolgimento di altri Istituti ritenuti idonei al raggiungimento degli obiettivi. Tra questi partecipano, oltre l’INGV, l’Università di Firenze e l’Università di Bari, inoltre, in veste di collaboratori al progetto non finanziati, ci sono anche ricercatori che provengono dalla Caltech, dal CNRS-Orleans e dall’ENEA.

In che modo l’INGV è coinvolto nel progetto?

ll contributo INGV è duplice: da un lato fornisce materiali come rocce vulcaniche e minerali che rappresentano i campioni dei cosiddetti analoghi, dall’altro contribuisce a una parte delle analisi chimiche e mineralogiche per la caratterizzazione di questi stessi campioni, da effettuarsi presso l’Osservatorio Vesuviano.

Quali sono gli obiettivi a breve termine?

L’obiettivo a breve termine è la costruzione di uno strumento analitico che possa funzionare nello Spazio. Si tratta di un complesso apparato sperimentale, che sarà assemblato dall’INAF, dotato di uno spettrometro in grado di operare da temperature criogeniche, al di sotto dei -100°C, fino a oltre 600°C e capace di identificare la composizione chimica di ciò che viene irraggiato ottenendo così uno "spettro di riflettanza”. Allo spettrometro saranno associati una strumentazione ottica, un campionatore automatico e altri strumenti più piccoli necessari ad affrontare e riprodurre meglio le condizioni fisico-chimiche spaziali.

E gli obiettivi a medio-lungo termine?

Sicuramente tra gli obiettivi a medio - lungo termine c’è la volontà di creare un catalogo di spettri da acquisire su campioni selezionati, dando priorità a un certo tipo di minerali e di meteoriti, che diventeranno quindi dei dati di riferimento per il riconoscimento del materiale extraterrestre. Inoltre tramite il contributo della strumentazione, ESOPIANETI parteciperà ad alcune missioni future: anche la sonda Rosetta era equipaggiata con uno spettrometro ad immagine visibile, il VIRTIS - Visible InfraRed and Thermal Imaging Spectrometer, di reArtide2alizzazione italiana. Infine attraverso il progetto sarà possibile accrescere la nostra conoscenza sulla composizione e l'evoluzione di asteroidi e comete. 

Per concludere, a quali missioni parteciperà lo strumento risultato dal progetto ESOPIANETI?

Lo spettrometro potrebbe essere utilizzato nella missione dell’ESA “Juice” prevista per il 2022 e, si spera, anche in quella della Nasa “Europa” in programma per il 2024. “Juice” sta per Jupiter Icy Moon Explorer cioè “studio delle Lune di Giove”: Ganimede, Callisto, Europa. Anche la missione NASA ha come obiettivo lo studio di una di queste: Europa.

L'interesse per questi corpi celesti deriva soprattutto dal fatto che si ritiene che essi abbiano acqua sotto la superficie ghiacciata. I dati già ottenuti dagli spettri nel visibile e nell’infrarosso ed inviati sulla Terra dalle sonde spaziali sin qui utilizzate, hanno rivelato in dettaglio la composizione superficiale di diversi corpi planetari. Tuttavia, è ancora necessario molto lavoro di laboratorio per interpretare correttamente e pienamente i dati acquisiti dalla strumentazione.