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vita da ricercatore articolo1

Carta d’identità

Nome: Giovannella Pecoraino, ma tutti mi chiamano Guenda(lina), il mio secondo nome.

Anni: 57 e mezzo (il “mezzo” è importante!)

Qualifica: ricercatrice

Sede: INGV Palermo

Campo di attività: Geochimica dei fluidi

Motto della vita: Uno di tutto…senza fare male a nessuno (compresa a me stessa)

Colore preferito: blu

Geologia e opera lirica, geochimica e barca a vela. Guenda Pecoraino, ricercatrice della Sezione di Palermo dell’INGV, vive la sua vita da scienziata unendo le sue passioni fuori e dentro il laboratorio, tra studio, ricerca, regate (possibilmente in rosa) e arie d’opera che profumano d’infanzia. Il tutto senza dimenticare le lunghe passeggiate in riva al mare nella sua Mondello. Le abbiamo fatto qualche domanda per conoscerla meglio.

Cosa o chi ti ha indirizzato verso gli studi di Geologia?

Ai tempi del liceo adoravo la chimica e gli animali, prima volevo fare la paleontologa dei vertebrati, poi ho studiato la vulcanologia con il Prof. Mariano Valenza e la geochimica con il Prof. Marcello Carapezza e ho cambiato idea…

Nelle materie dell’area STEM la presenza femminile non è molto nutrita. Cosa ti ha appassionato della geochimica?

Direi la passione per la chimica che mi ha lasciato il liceo scientifico e la possibilità di imparare ad ascoltare la Terra che “ci parla” attraverso le reazioni chimiche.

Da bambina cosa sognavi di diventare “da grande”?

Da piccola volevo fare il medico, con una specializzazione in ortopedia. Ero molto vivace e spesso mi capitava di rompermi qualche osso… Mi sentivo già la laurea in tasca!

Il momento più emozionante della tua carriera?

Il mio primo talk a margine di un congresso internazionale.

Cosa lo rese così emozionante?

Il fatto che fosse per me la prima occasione per mettermi a confronto con tante personalità famose a livello internazionale, di cui io fino a quel momento avevo studiato gli articoli scientifici.

È difficile conciliare il lavoro di ricercatrice con la vita privata?

Un po’ si… Non ho orari, parto spesso... A volte dimentico perfino di cucinare perché sono concentrata su qualcosa.

Qual è la prima cosa che fai quando torni a casa?

Divanoooooo, solo 5 minuti però!

Qual è secondo te la scoperta scientifica che cambierebbe la storia della geochimica dei fluidi?

Trovare IL precursore di un’eruzione vulcanica o di un terremoto.

Una città che hai visitato che ti è rimasta nel cuore e una in cui hai sempre sognato di trasferirti?

Nel 2003 sono stata a San José, in Costa Rica, per la prima volta. Le persone sempre sorridenti, il mare alla temperatura perfetta e un sacco di vulcani ne hanno fatto il posto perfetto per me!

Cosa ti sarebbe piaciuto scoprire, tra le scoperte del passato?

Che la terra è rotonda.

C’è qualcosa che diresti in particolare agli attuali terrapiattisti?

Che mi sembra incredibile, ad oggi, dover assistere a questo “dibattito”: la sfericità del nostro pianeta è stata dimostrata matematicamente sia parecchi anni fa sia più recentemente dalle spedizioni lunari e dai satelliti. È davvero difficile per me credere che esistano persone convinte che la Terra sia piatta…

Qual è il tuo X-Factor?

La spensieratezza.

C’è qualcosa che ti mette ansia?

Si, l’altezza. Soffro mostruosamente di vertigini. Quando devo salire sulla cima di un vulcano che non conosco devo fare training autogeno a partire da un mese prima. Ma una volta salita è fatta, non ci penso più. Forza di volontà ferrea e amore per il mio lavoro mi fanno superare tutte le paure.

Ascolti musica?

Si. Pop, jazz e opera lirica. Mio padre da giovane ha studiato canto come tenore. La mattina mentre si rade canta sempre qualche romanza. Da bambina mi capitava di cantare imitando il suo vocione.

C’è un’aria d’opera che ti ritorna in mente spesso?

“Libiamo ne’ lieti calici”, un valzer del primo atto della Traviata di Giuseppe Verdi. Ma quelle che preferivo erano due arie di Giacomo Puccini: “Nessun dorma” della Turandot e “Un bel dì vedremo” di Madama Butterfly. Le cantavo sempre a squarciagola!

Perché il blu è il tuo colore preferito?

Suppongo per l’amore che nutro per il mare.

Libro preferito?

Mi piace molto leggere. Adoro Pennac e Baricco.

Quali titoli consiglieresti di questi autori e perché?

“Oceano mare” di Alessandro Baricco, un capolavoro, e i volumi di “Malaussène” di Daniel Pennac, da leggere tutti, dal primo all’ultimo!

Se dovessi ricordare un tuo “primo giorno” quale ricorderesti?

Mi piacerebbe ricordare il giorno della mia nascita, quando sono venuta alla luce. Deve essere stato molto emozionante.

Cosa fai quando non fai la ricercatrice?

Faccio lunghe passeggiate, leggo, faccio trekking, incontro gli amici…

Il posto del cuore per le tue passeggiate?

Il lungomare di Mondello, a Palermo: da Capo Pellegrino a Capo Gallo.

Cosa ti fa stare bene?

Il mare... Mi rilassa moltissimo.

La tua maggior fortuna?

Fare un lavoro che amo e vivere a due passi dalla spiaggia di Mondello.

Hai un hobby?

La lettura.

Qual è la tua missione possibile?

Migliorare sempre.

Cosa vorresti migliorare di te stessa?

Beh, penso che mi piacerebbe migliorare sempre a livello professionale: perfezionarmi, studiare aggiornarmi sempre.

Sport preferito?

La vela.

Sportiva sul campo o sul divano?

Decisamente sul campo, anzi sul mare! Faccio parte dell’equipaggio di Giuggiola, un Platu 25. Una barca a vela da regata da 7,5 metri.

Che ruolo hai nell’equipaggio?

Sono sia drizzista che tailer: siamo una piccola squadra quindi molto spesso finiamo col ricoprire più ruoli. Il drizzista si occupa delle “drizze”, per l’appunto: tira su le vele, innalza lo spi, effettua delle manovre piuttosto complesse in regata come cazzare o mollare alcune cime, drizzare una vela e calare il fiocco, o viceversa. Il tailer invece è colui che gestisce in prima persona le vele, il fiocco e lo spi.

La regata più emozionante?

Sicuramente la prima: c’erano un vento e un mare davvero brutti quindi per la prima volta ho toccato con mano la differenza che c’era tra il corso che avevo da poco terminato e una vera regata. E poi era la mia prima regata con equipaggio interamente femminile! Abbiamo tentato di metter su una nostra squadra completamente in rosa, ma il piano è poi sfumato perché eravamo troppo poche.

Come ti sei avvicinata alla vela?

Avevo uno zio velista che quando ero bambina mi portava spesso in barca con lui, ma la cosa che, a distanza di tanti anni, mi ha riavvicinata alla vela è stata una vacanza a Lampedusa fatta circa 5 anni fa. Andavo sempre in una spiaggetta dove c’era una coppia che gestiva una scuola di vela e che lavorava molto con i bambini. Un giorno ho deciso di avvicinarmi a questa signora e le ho chiesto: “Ma voi fate anche corsi per vecchietti? Perché lo voglio fare anch’io!”. Ed è nato tutto così: sono tornata a Palermo, mi sono informata su delle scuole qui in zona e ho ripreso a veleggiare.

Nella tua valigia non può mai mancare?

Il costume da bagno, anche quando vado a Milano.

Il viaggio che non hai ancora fatto e quello che pensi che non farai mai?

Non sono ancora stata in Islanda. È un viaggio che spero di fare presto perché per chi fa il mio mestiere è forse IL viaggio: è ricca di vulcani e di fenomeni molto particolari per la geotermia, di geyser… Insomma, è estremamente affascinante da punto di vista della geochimica. Al Polo Sud, invece, non credo ci andrò mai perché è molto difficile riuscire a fare un viaggio del genere. È stato per anni uno dei miei sogno, ma al momento l’ho messo da parte: certo, se un collega dell’INGV dovesse avere bisogno di una geochimica per una sua spedizione in Antartide io sarei pronta a partire!

Hai un posto del cuore?

Un piccolo dammuso, la “casa” tipica di Pantelleria. Me ne sono innamorata quando andai lì per la prima volta, nel 1994, diventando poi anche la responsabile della sorveglianza dell’Isola.

Cosa te ne ha fatto innamorare?

Stavo girando per le stradine di Pantelleria con una mia carissima amica perché suo cugino aveva ricevuto una piccola eredità e voleva investirla in un dammuso. Eravamo accompagnate da un sensale, perché all’epoca sull’Isola non esistevano le agenzie ma c’era proprio l’“omino” che ti guidava in giro. Quando siamo arrivati davanti a questo dammuso è stato amore a prima vista: ho guardato la mia amica e le ho chiesto “Ce lo compriamo noi?”, la sua risposta è stata “Sì!”, e quindi da allora mi piace pensare che sia stato proprio lui, il dammuso, a scegliere noi.

In cucina sei più da dolce o da salato?

Salato. Odio i dolci, non mi piacciono!

Piatto preferito?

Crostacei, molluschi e l’arancinA, al femminile come si dice a Palermo.

Una cosa che hai capito “da grande”?

Che per diventare giovani, veramente giovani, ci vuole un sacco di tempo (Picasso).

Una qualità che riconosci nel genere femminile e una nel genere maschile?

La creatività, l’apertura mentale. Una qualità per i maschietti… È difficile… La creatività, l’apertura mentale… Scherzo ovviamente! Non credo alle differenze di genere.

Cosa conservi della tua infanzia?

L’amore per i miei genitori (oggi quasi centenari), la natura e gli animali.

Ultima domanda: qual è la canzone che non smetteresti mai di ascoltare?

“You’ve got a friend”, naturalmente nella versione della sua autrice, Carol King.