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leadership management articolo2Il terremoto de L’Aquila del 6 aprile 2009 ha profondamente scosso l’Italia, generando una forte ondata di commozione e solidarietà che ha interessato l’intero Paese. 
Professionalità di ogni settore hanno offerto capacità e competenze specifiche mettendosi al servizio della popolazione colpita nel corpo e nell’anima.
Anche l’INGV è sceso in campo con le sue risorse. In questa intervista Concetta Nostro, sismologa, e Massimo Crescimbene, psicologo, ripercorrono i mesi successivi all’evento trascorsi fianco a fianco con i cittadini delle zone coinvolte.

 

Concetta, potresti presentarti ai nostri lettori?

Mi chiamo Concetta Nostro e lavoro come sismologa all’INGV da 20 anni. Nella mia vita ho avuto a che fare con i terremoti fin da bambina: abitavo in Veneto con la mia famiglia ed è ancora molto forte il ricordo del terremoto del 6 maggio del 1976 in Friuli. Ho dedicato molto tempo alla ricerca sismologica, ma da più di 15 anni mi occupo prevalentemente di progetti di informazione, comunicazione e riduzione del rischio sismico.

Massimo, potresti presentarti ai nostri lettori?

Mi chiamo Massimo Crescimbene e lavoro all’INGV dal 1999. La mia esperienza professionale inizia con i Gruppi Nazionali di Vulcanologia e di Difesa dai Terremoti del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) nel 1986. Considerata la mia formazione di psicologo ho lavorato da sempre sui temi della prevenzione e della educazione della popolazione ai fenomeni naturali, come terremoti e fenomeni vulcanici. Il mio lavoro, negli anni, è stato inquadrato in una branca della psicologia che si definisce psicologia dell’emergenza, che si occupa del prima, del durante e del dopo evento.

Concetta, cosa ha rappresentato il terremoto de L’Aquila per le attività di emergenza dell’INGV?

L’emergenza del terremoto de L’Aquila è stata la prima grande esperienza di intervento coordinato di tutte le componenti tecniche, scientifiche e di supporto all’emergenza dell’INGV.
Tutto ciò che è stato realizzato in Abruzzo è stato il frutto di diverse esperienze e professionalità maturate nel corso degli anni nell’ambito di progetti di riduzione del rischio, nel settore dell’informazione e della gestione delle emergenze. Per quel che riguarda i progetti di riduzione del rischio sismico, già il progetto EDURISK (ndr.: www.edurisk.it) aveva sviluppato professionalità, strumenti e metodi per avviare itinerari di mitigazione del rischio in diversi contesti e situazioni.
Per la gestione dell’informazione in emergenza, il Centro Nazionale Terremoti dell’INGV (oggi Osservatorio Nazionale Terremoti) dal 2008 aveva avviato un progetto per la realizzazione della componente informativa del Centro Operativo Emergenza Sismica (COES), una struttura che rappresenta la componente logistica della rete di Pronto Intervento Sismico (oggi Sismiko). Questa struttura era ancora in piena progettazione quando si è verificato il terremoto de L’Aquila e, quindi, ci siamo ritrovati improvvisamente in una fase esecutiva non prevista. Per assicurare un buon servizio si è scelto di far intervenire in area epicentrale coloro che stavano progettando la componente informativa del COES e coinvolgere i colleghi che avevano partecipato ad altre iniziative analoghe, mostrando professionalità, responsabilità e sensibilità, requisiti necessari in una situazione drammatica e complessa come l’emergenza in Abruzzo.

Come si svolgeva il tuo lavoro al COES in Abruzzo?

Con la mia collega Milena Moretti siamo arrivate a L’Aquila due giorni dopo il terremoto, l’8 aprile. Il CNT ha attivato il COES all’interno della Direzione di Comando e Controllo (Di.Coma.C.) di Coppito (AQ). Questo presidio INGV aveva l’obiettivo di favorire una comunicazione diretta, estremamente rapida, con il Dipartimento della Protezione Civile (DPC) e, grazie alla presenza costante di sismologi, ha permesso di abbattere i tempi della comunicazione preliminare di ogni evento sismico nell’area interessata dalla sequenza. Il COES, con i suoi sismologi e psicologi, ha avuto un ruolo fondamentale per la diffusione di informazioni durante l’emergenza sull’andamento della sequenza sismica in atto, sulla sismicità storica e recente della zona, ma anche sulle reazioni emotive associate al terremoto e sui possibili interventi per la gestione emotiva dei vissuti legati all’emergenza.
Nelle prime due settimane di attività, il COES ha fornito supporto informativo, scientifico e psicologico sia ai soccorritori che alla popolazione colpita. Tale iniziativa ha consentito di comprendere velocemente quali fossero i bisogni informativi delle persone coinvolte nell’emergenza e di progettare, quindi, interventi mirati. Tra questi, il progetto EmerFOR, rivolto agli insegnanti presenti nei campi di accoglienza; il progetto La Terra tretteca… Ji No!, rivolto alla popolazione residente nei campi di accoglienza; e il progetto La Terra tretteca… Ji No! - Ritorno a scuola, rivolto alle scuole presenti nelle aree maggiormente colpite dal terremoto.

leadership management articolo1Massimo, ci puoi parlare del progetto EmerFOR e degli incontri con la popolazione nelle tendopoli?

L’idea del progetto EmerFOR è nata sul campo a partire dall’esperienza delle prime settimane al COES, dove io e la mia collega Federica La Longa - anche lei psicologa dell’INGV - abbiamo sostanzialmente svolto un’attività psicoeducativa sulle emozioni, rivolta a tutta la popolazione che in quei primi giorni frequentava la Di.Coma.C. a Coppito. Con Federica ci eravamo resi conto che c’era una grande necessità di far comprendere alla popolazione che le emozioni, forti ed intense, che le persone sentono dopo un evento catastrofico come quello vissuto, da un punto di vista umano sono assolutamente normali. Non c’è niente di malato o patologico nel sentirsi arrabbiati, depressi, ansiosi, spaesati o nell’avere difficoltà a dormire. Per questo ci eravamo convinti che la cosa migliore fosse incontrare più persone possibile nelle tendopoli e che un buon punto di partenza potesse essere quello di iniziare dagli insegnanti, che nei campi continuavano a svolgere il loro lavoro con gli studenti. Approfittando, quindi, dei contatti con le istituzioni presenti alla Di.Coma.C. abbiamo proposto, in accordo con il COES e con il progetto EDURISK, d’intesa con l’Ufficio Scolastico Provinciale L’Aquila e l’Ufficio Scolastico Regionale per l’Abruzzo, un ciclo di incontri per gli insegnanti presenti nelle tendopoli per fornire un immediato supporto informativo e formativo alla popolazione scolastica sfollata.
Con un ciclo di dodici incontri, fra il 20 aprile e il 28 maggio, abbiamo ascoltato 492 insegnanti. Le attività erano articolate in due moduli didattici: uno dedicato all’area delle conoscenze sul terremoto, alla storia e alla pericolosità sismica del territorio abruzzese, all’evoluzione della sequenza sismica in atto nel 2009 e agli elementi per la riduzione del rischio. L’altro modulo è stato, invece, dedicato all’area del “saper essere”, legato all’esplorazione dei vissuti emotivi del terremoto, ai contenuti psicoeducativi per la gestione delle emozioni e alla proposta di percorsi educativi per affrontare con bambini e ragazzi lo “stress da terremoto”.
Tali attività hanno consentito agli insegnanti di acquisire, in tempi strettissimi, conoscenze, strumenti e competenze minime per gestire individualmente la fase dell’emergenza e affrontare, nel miglior modo possibile, la ripresa delle attività didattiche, con la consapevolezza di poter assumere un ruolo più attivo nel fornire supporto psicologico a bambini e ragazzi durante l’emergenza.
Il progetto “La Terra tretteca… Ji no!” è stata la naturale continuazione di EmerFOR. La sua finalità è stata quella di fronteggiare l’emergenza terremoto con un approccio multidisciplinare (sismologico, storico, psicologico e sociale) per aiutare la popolazione colpita a comprendere l’accaduto nel contesto complessivo della pericolosità e del rischio dell’area, fornendo risorse e strategie per l’adattamento emotivo e psicosociale nella fase post-emergenza, che potessero stimolare un nuovo modello di ricostruzione e di gestione del territorio stesso.
Il contributo essenziale di questi diversi interventi in emergenza, e in particolare del progetto nelle tendopoli, è stato quello di fornire l’opportunità per sciogliere le forti tensioni presenti nella popolazione, anche nei confronti delle istituzioni, contribuendo a ricreare un clima di rispetto e fiducia nei confronti della comunità scientifica.

Concetta, ci puoi parlare della vostra esperienza con le scuole dopo il terremoto del 6 aprile?

All’inizio di settembre 2009, abbiamo avviato il progetto “La Terra tretteca… Ji no! - Ritorno a scuola”. L’Ufficio Scolastico Regionale per l’Abruzzo, tenendo conto anche della proposta dell’INGV di avviare un ciclo di incontri con gli insegnanti per favorire il riavvio delle attività scolastiche, ha nominato un gruppo di esperti per realizzare un progetto con le scuole.
Lo staff era costituito da un sismologo, uno psicologo e un tecnico responsabile della pianificazione della sicurezza scolastica. Tale progetto prevedeva di fornire informazioni aggiornate sul terremoto e sull’andamento della sequenza, un inquadramento generale sugli aspetti psicologici, alcune indicazioni sulle misure di sicurezza da adottare nelle singole scuole e indicazioni sulla gestione di una eventuale emergenza a scuola.
Complessivamente, tra il 7 e il 19 settembre abbiamo incontrato oltre 2700 persone tra insegnanti, dirigenti e personale ATA della città de L’Aquila e delle province de L’Aquila, di Teramo e di Pescara.
Questa iniziativa ha certamente contribuito ad affrontare in modo appropriato una serie di aspetti problematici che avrebbero reso più difficile la delicata fase di riapertura delle scuole, permettendo di ricreare un clima di maggiore rispetto e fiducia nei confronti delle istituzioni che si stavano adoperando per ripristinare, a fatica, una apparente normalità.

Massimo, la vostra esperienza con le scuole non è però finita qui...

No, infatti! Negli anni successivi abbiamo lavorato nell’ambito di un progetto tra INGV e Save the Children. Ancora una volta questa collaborazione, durata almeno due anni a partire dal terremoto del 6 aprile, è nata mettendo insieme le diverse competenze di questo gruppo di persone. Il terremoto, in questa fase, era sullo sfondo, ma era una scenografia sempre presente che accompagnava e scandiva il nostro lavoro. I laboratori, ideati per coinvolgere e lavorare insieme con gli studenti, erano molto partecipati. I temi erano quelli della vita normale, della quotidianità, fatta di relazioni, perdite, cambiamenti e difficoltà affrontate e risolte insieme con i ragazzi. Il racconto di tutti i laboratori realizzati fu presentato dai ragazzi stessi al nostro Istituto, in una giornata di lavoro che mi è rimasta per sempre nel cuore.

Concetta e Massimo, cosa vi è rimasto delle esperienze che avete vissuto?

Concetta
L’esperienza vissuta ha cambiato molto il nostro modo di comunicare e ha messo a dura prova le nostre capacità e competenze. Quello che abbiamo cercato di realizzare a L’Aquila e dintorni è stato possibile grazie alla meravigliosa interazione con il popolo aquilano, con tutti coloro che si sono precipitati da ogni parte d’Italia per soccorrere gli aquilani e con i colleghi che hanno collaborato per assicurare una continua e minuziosa informazione sulla sequenza sismica in corso in Abruzzo.
Sento particolare gratitudine nei confronti degli psicologi volontari che ci hanno aiutato a portare avanti, con tanto entusiasmo e professionalità, i progetti di “supporto psico-sismologico” per la popolazione colpita da questa tragedia. Queste esperienze hanno rappresentato un patrimonio straordinario che abbiamo tenuto nella giusta considerazione per la gestione delle emergenze successive come quella in Emilia del 2012 e in Italia Centrale del 2016-2017.

Massimo
L’esperienza de L’Aquila mi ha lasciato molto. Il terremoto del 6 aprile 2009 è indissolubilmente legato alla nascita di mio figlio Francesco. Molto del mio impegno e del mio amore che in quel momento era dedicato a lui si è diffuso e convogliato nel lavoro del dopo terremoto a L’Aquila.
Ma la lontananza da mio figlio, in quel momento, mi ha aiutato a capire quanto potesse essere forte la mancanza ed il dolore di chi perde qualcosa di caro.
Questo pensiero mi ha accompagnato spesso negli anni successivi e per questo L’Aquila ha sempre un posto speciale nel mio cuore.
Inoltre, dopo il terremoto ho incontrato quella che oggi è la donna che amo e la compagna della mia vita: un legame forte e speciale, mai raccontato in questi anni, ma che forse nasce proprio dall’arricchimento dell’anima unico che mi ha dato questa esperienza. In questo senso mi sento come se prima fossi stato emotivamente terremotato e, in quella notte alle 3.32, mi fossi svegliato sorpreso di essere vivo, con in testa un solo pensiero, un’idea fissa: andare a prendere le mie lenti a contatto, che mi salvano dalla dannata miopia. Senza le mie lenti, infatti, non sarei stato in grado di trovare lei, il mio amore prezioso. Lenti prima perdute, poi, gettando una mano nel buio, finalmente ritrovate. Trovando, con esse, una luce nei miei occhi, unica, inebriante, con il mio amore che è di nuovo accanto a me. Tutto questo, per me, è L’Aquila.