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Le procedure per la valutazione dei terremoti e dei potenziali tsunami associati, nonché la gestione e l’invio dei messaggi d’allerta, sono particolarmente complesse e difficili, anche a causa dell’incertezza che caratterizza queste stime e per l’urgenza estrema di avere un dato scientifico nei tempi più brevi.

Non sempre un forte terremoto che avviene in mare o presso la costa genera un maremoto. Ad esempio, se un terremoto non deforma o deforma soltanto orizzontalmente il fondale marino, è molto probabile che non verrà generato uno tsunami. Allo stato attuale delle conoscenze è infatti impossibile sapere con esattezza e in tempi utili per l'allertamento quale sia l'entità dello spostamento verticale della faglia e la lunghezza del tratto interessato, e quindi il volume della massa d'acqua spostata.

Nonostante gli enormi progressi scientifici e tecnologici di questi utlimi anni, esistono dei margini di errore nelle valutazioni probabilistiche sui tempi, sull’intensità e sulla localizzazione degli impatti, che si traducono nella possibilità di falsi allarmi o di fenomeni anche più intensi di quelli inizialmente previsti. Inoltre, esiste la possibilità che alcuni terremoti - sia pure modesti - inneschino delle frane (sub-aeree o sottomarine), amplificando così le caratteristiche dello tsunami. 

Inoltre, l'impatto sulla costa dello tsunami non dipende solo dalla magnitudo e dalla profondità della sorgente sismica, ma anche dalla conformazione dei fondali e dalla geometria della linea di costa, che possono dare luogo a effetti molto diversi anche su tratti di costa vicini, diventando localmente particolarmente intensi e pericolosi (ad esempio nelle baie strette e lunghe).

La necessità di fornire informazioni tempestive su eventi potenzialmente catastrofici, consentendo ai cittadini e alle autorità di intraprendere immediatamente tutte le azioni necessarie per mitigare l’impatto dello tsunami, comporta la necessità di trovare un ragionevole compromesso tra la precisione della stima e la tempestività nell’invio dei messaggi alla popolazione: attendere fino all’ultimo istante per avere una valutazione precisa, infatti, può compromettere la possibilità di adottare misure protettive in tempo utile.

É per questo motivo che turnisti e funzionari del CAT-INGV devono essere adeguatamente formati e monitorare continuamente i terremoti potenzialmente in grado di generare tsunami. Nonostante l'area di competenza specifica del CAT-INGV sia il bacino del Mediterraneo, i turnisti analizzano quaotidianamente tutti i terremoti di magnitudo pari o superiore a 5.5 che avvengono in mare o in prossimità delle coste in tutto il mondo.