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.atwater japanese picture map Terremoto orfano del Gennaio 1700: una mappa giapponese del 1867 del villaggio di Miho con le aree inondate e le strade interrotte. Fonte: Atwater et al., 2015, The orphan tsunami of 1700 - Japanese clues to a parent earthquake in North America, 2nd ed.: Seattle, University of Washington Press, U.S. Geological Survey Professional Paper. Capitanata1628 Estratto della Lettera del Padre Generale dei Cappuccini al Padre Generale di Napoli sul terremoto e dello Tsunami della Capitanata del 30 Luglio 1627 Incisione Messina 1783  Il terremoto e maremoto di Messina del 1783 in un’illustrazione dell’epoca Baratta1910 Una pagina del volume di Mario Baratta (1910) La catastrofe sismica Calabro messinese (28 dicembre 1908), con le osservazioni del maremoto nella provincia di Reggio Calabria

La ricerca sulle sorgenti sismiche in grado di generare gli tsunami è fondamentale per valutare la pericolosità di una certa area, cioè per stimare la probabilità che si verifichi un fenomeno (tsunami) con determinate caratteristiche entro un certo intervallo di tempo. La stima della pericolosità da tsunami è il frutto di un’elaborazione scientifica che integra i metodi tradizionali della geologia con la ricerca storica e la modellazione numerica.

I dati sugli tsunami del passato permettono di validare le stime che si ottengono dalle modellazioni e dal momento che gli tsunami sono fenomeni relativamente poco frequenti e che quindi i dati storici a disposizione non sono abbondanti, è fondamentale estendere nel passato le indagini attraverso la ricerca dei paleo-tsunami. I paleo-tsunami sono gli tsunami avvenuti in epoche preistoriche, per cui non esistono documenti scritti o testimonianze di altra natura. Questi vengono identificati e studiati attraverso l’analisi e la datazione dei depositi di sedimenti (sabbie e grossi massi) trasportati dalle onde e reperiti sui fondali marini o nelle zone costiere. In questo modo non solo è possibile identificare eventi avvenuti nel passato ma anche fare una stima dell’impatto che possono aver avuto sulle coste.

Questo tipo di ricerca è stato in grado di spiegare autentici misteri, come lo tsunami “orfano” che colpì quasi mille chilometri di Costa Giapponese del Pacifico il 27 o il 28 gennaio 1700, senza che fosse stato avvertito alcun terremoto. Attraverso lo studio dei documenti storici, dei depositi geologici e la modellazione numerica, gli scienziati sono riusciti a risalire alla sua origine, cioè un grande terremoto di magnitudo stimata tra 8.7 e 9.2 (simile al terremoto che generò lo tsunami di Sumatra del 2004) avvenuto nel lato opposto dell’oceano, lungo la zona di subduzione della Cascadia, che si estende dal Canada Meridionale alla California Settentrionale.

Alla ricerca geologica e alla modellazione numerica si affianca la ricerca storica vera e propria, effettuata a partire dai documenti storici disponibili, prevalentemente testi scritti, come i numerosi testi giapponesi relativi a questo evento.

Uno dei principali strumenti sono i cataloghi storici, cioè delle raccolte di osservazioni su fenomeni naturali come eruzioni vulcaniche, terremoti e tsunami provenienti da documenti storici scritti come libri, cronache, registri, lettere e altri tipi di testimonianze scritte. Un aspetto molto importante di questi studi, fondamentali per la stima della pericolosità è la disponibilità di dati e la loro attendibilità. L’analisi dei dati storici permette di valutare che tipo di fenomeni possano verificarsi, con quale intensità e - quando possibile - quali siano i tempi medi di ritorno.

Per i terremoti, lo studio di questi documenti è definito sismologia storica, e si riferisce generalmente alle epoche in cui non esistevano strumenti di misura in grado di rilevare e misurare i parametri fisici di determinati fenomeni geofisici. I parametri sismici (localizzazione e intensità) sono stimati valutando il tipo e l’estensione dei danni documentati e la loro distribuzione geografica.

Più le osservazioni sono numerose e dettagliate, più sarà accurata la stima della probabilità che in una certa area possa accadere un terremoto, un’eruzione vulcanica o uno tsunami. Queste conoscenze consentono di mettere a punto le misure adeguate ed efficaci per la mitigazione del rischio, come ad esempio le norme edilizie per la costruzione degli edifici e infrastrutture. Per gli ingegneri questo tipo di dati sono fondamentali per progettare edifici che garantiscano la sicurezza di chi ci vive nell’arco della vita utile della struttura.

L’Italia è certamente un paese in cui le testimonianze storiche di questi eventi sono particolarmente numerose e consentono di analizzare eventi avvenuti nel passato, andando molto indietro nel tempo, di secoli o anche millenni. Tuttavia, questo tipo di studi richiede delle particolari competenze, perché i testi disponibili non sempre sono facilmente interpretabili, né tantomeno consentono di fornire una misurazione “quantitativa” degli effetti di un dato fenomeno. Ad esempio, in alcuni casi è molto difficile stimare a posteriori l’intensità e la localizzazione di un terremoto avvenuto molti secoli fa o di capire se si è trattato di una singola scossa o da una serie di scosse avvenute in diversi momenti.

I dati dei cataloghi storici sono inoltre caratterizzati da una forte incertezza, che deriva sia dall’impossibilità di quantificare esattamente le dimensioni dei fenomeni che dalla difficoltà di interpretare correttamente ciò che hanno scritto gli autori dei testi, attribuendo a questi ultimi un significato scientifico.

In generale, tanto più numerose e precise sono le osservazioni, tanto più “robuste” sono le stime che è possibile fare. Nel caso degli tsunami questo lavoro appare particolarmente difficile, sia per la scarsa frequenza di questi eventi (molto meno numerosi dei terremoti) sia per la difficoltà di mettere in relazione gli effetti sulla costa (la grande onda) con le loro cause (il terremoto che l’ha scatenata, o in qualche caso fenomeni secondari come le frane sottomarine).

Per il grande terremoto di Creta del 21 luglio 365 D.C., che scatenò uno tsunami distruttivo con effetti devastanti in tutto il Mediterraneo centrale e orientale, l’abbondanza (e la coerenza) delle testimonianze archeologiche e geologiche e storiche ha permesso di fare una ricostruzione piuttosto attendibile, una precisa datazione dell’evento e una definizione dell’estensione spaziale degli effetti dello tsunami sulle coste del Mediterraneo centro - orientale.

L’uso congiunto di tecniche diverse, come l’analisi delle monete rinvenute nei siti colpiti, la datazione al Carbonio 14 dei reperti e, soprattutto, l’analisi dei documenti storici hanno permesso di delineare un quadro abbastanza chiaro dell’evento.

Lo storico Ammiano Marcellino, ad esempio, documenta la distruzione di Alessandria d’Egitto, mentre altri documenti, scritti da San Girolamo, dallo storico Socrate Scolastico e dal filosofo Libanio riportano le distruzioni in tutta l’area del Mediterraneo, dalla Sicilia alla Libia fino all’attuale costa della Turchia, documentando persino il ritiro del mare in alcune aree del mar Egeo a Nord di Creta.

Persino per il maremoto di Reggio Calabria e Messina del 28 dicembre 1908, l’evento più catastrofico degli ultimi duecento anni nel Mediterraneo, sebbene esista una documentazione dettagliata dell’epoca, le osservazioni sono frammentate e incomplete e rendono difficile avere un quadro completo e chiaro degli effetti e delle cause dell’evento.

Proprio per questi motivi le ricerche storiche vanno affiancate, ove possibile con la ricerca geologica, che può consentire di individuare le aree maggiormente interessate e cercare la prova di quanto sia stato intenso studiando i sedimenti trasportati dal maremoto nell’entroterra, o misurare l’innalzamento delle rocce in un dato tratto di costa per valutare l'intensità del fenomeno.

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