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Onde generate dal vento

Onde di tsunami

Tsunami WavelenghtProfondità, velocità, altezza e lunghezza d'onda degli tsunami

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Video didattico –  "La dinamica degli Tsunami - INGV"

Le onde di tsunami (o maremoto), hanno cause, dinamica e caratteristiche completamente diverse da quelle causate dal vento. Le onde di maremoto si distinguono dalle comuni onde del mare per alcune sostanziali caratteristiche: comprendere queste differenze è fondamentale per proteggersi dal rischio e può salvare molte vite.

Le onde di tsunami si generano, infatti, per l’improvviso spostamento di una grande massa d’acqua a causa di terremoti, eruzioni vulcaniche o frane. Molto più raramente, dalla caduta in mare di meteoriti.

Nel mar Mediterraneo esistono diverse strutture geologiche in grado di generare tsunami, anche di grandi dimensioni. La più importante è la zona di subduzione tra il Mar Mediterraneo orientale e il Mar Egeo, chiamata Arco Ellenico, dove la placca europea e quella africana s’incontrano. Questa zona è la più attiva nel Mediterraneo. Molti studiosi ritengono che il terremoto del 21 luglio 365 dopo Cristo, di magnitudo superiore a otto, si sia generato proprio per il movimento di un segmento di questa struttura, collocato in un tratto di mare a sud ovest di Creta.

Gli tsunami che avvengono nel mar Mediterraneo possono essere generati sia da terremoti legati al fenomeno della subduzione, come quello descritto sopra, sia da eventi generati da faglie crostali. Generalmente questi ultimi sono relativamente meno forti di quelli di subduzione, ma possono dare luogo a tsunami molto pericolosi a livello locale, com’è accaduto con quello che ha colpito le coste di Calabria e Sicilia immediatamente dopo il terremoto di Messina nel 1908.

Le comuni onde marine prodotte dal vento muovono solo gli strati più superficiali della colonna d’acqua e non provocano alcun movimento in profondità, mentre le onde di tsunami muovono tutta la colonna d’acqua, dal fondale alla superficie, trasportando enormi quantità d’energia.

Anche la “forma” delle onde di tsunami è molto diversa da quella delle onde marine: Da un punto di vista fisico le onde di maremoto sono caratterizzate da lunghezze d’onda (distanza tra due creste) molto elevate, dell’ordine delle decine o centinaia di chilometri.

Inoltre le onde di tsunami sono molto più veloci di qualsiasi onda prodotta dal vento: in mare aperto possono, infatti, raggiungere anche i 700-800 km/ora. Le onde di tsunami in mare aperto passano spesso inosservate per la loro scarsa altezza, da pochi centimetri a qualche decina di centimetri: una nave in mare aperto può essere colpita da uno tsunami senza che i passeggeri possano accorgersi di nulla.

Tuttavia, all’avvicinarsi della costa le onde cambiano forma, accorciandosi in lunghezza e aumentando in altezza: la loro velocità si riduce (essendo direttamente proporzionale alla profondità dell’acqua) e di conseguenza l’altezza dell’onda aumenta, creando fronti d’onda che possono raggiungere anche alcune decine di metri.

Le onde di tsunami sono in grado di propagarsi per migliaia di chilometri: poiché conservano pressoché inalterata la loro energia, sono quindi in grado di abbattersi con eccezionale violenza anche su coste molto lontane dal punto di origine.

Questo fenomeno, noto come teletsunami, è molto comune con i grandi tsunami come quello del 2004 di Sumatra, che ha causato vittime in alcune nazioni costiere africane, a molte migliaia di chilometri di distanza. Soltanto in Somalia si sono contate quasi trecento vittime, e molte altre sono state registrate in Kenia, Tanzania e in Sudafrica.

Questo spiega perché le onde di tsunami, anche basse, hanno forte energia e sono in grado di penetrare nell’entroterra per parecchie centinaia di metri o chilometri, travolgendo tutto ciò che incontrano e causando gravi danni.

Talvolta il maremoto si manifesta con un fenomeno d’iniziale ritiro delle acque (regressione) che lascia in secco i porti e le navi. In alcuni filmati girati in Thailandia in occasione dello tsunami del 2004 si vedono grandi pesci che annaspano sul fondale appena scoperto.

Questo fenomeno dipende solitamente dall’orientazione della faglia che ha generato il terremoto rispetto alla costa: se il blocco di faglia più vicino alla costa si abbassa, richiama l’acqua verso la zona sorgente. In realtà questo ritiro non è altro che il cavo dell’onda (onda negativa) e, pertanto, preannuncia l’arrivo della successiva cresta e la conseguente inondazione (ingressione).

Quando lo tsunami raggiunge la costa può apparire simile a una marea che cresce molto rapidamente, sollevando il livello dell’acqua anche di molti metri; o si può presentare come una serie di onde, delle quali la prima non è necessariamente la più grande; oppure si presenta come un vero e proprio muro d’acqua e, in questi casi, l’impatto delle onde di tsunami sulla costa è devastante.

Tuttavia, anche “piccoli” tsunami che arrivano sulle coste con altezze di soli trenta o quaranta centimetri possono essere molto pericolosi per le persone: al loro arrivo hanno, infatti, velocità anche di quaranta chilometri l’ora, sufficienti per far cadere a terra e trascinare in mare qualsiasi adulto. In alcuni video di sorveglianza girati durante lo tsunami di Kos / Bodrum del 21 luglio 2017 è possibile vedere come queste piccole onde di tsunami siano riuscite a spostare pesanti automobili per decine di metri verso l’interno della costa.