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Inondazione_Japan

Il CAT-INGV affianca la produzione di servizi (l'allertamento rapido) a un’intensa attività di ricerca condotta dai ricercatori e tecnologi dell’INGV.

La Direttiva del Presidente del Consiglio che istituisce il Sistema d’Allertamento nazionale per i Maremoti generati da sisma, definendo le competenze dei tre attori coinvolti (Dipartimento della Protezione Civile, Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale e Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), attribuisce al CAT-INGV il compito di garantire il servizio di sorveglianza per l’allerta da maremoti e di predisporre la mappa di pericolosità da maremoti per le coste italiane.

Per il raggiungimento di questi obiettivi è molto importante lo sviluppo della conoscenza scientifica, che avviene attraverso la ricerca di base e applicata. La ricerca nel campo degli tsunami, ricomprende al suo interno diverse aree: la valutazione della pericolosità, l’analisi delle sorgenti sismiche (faglie) e dei processi geologici che possono generare o innescare uno tsunami; lo sviluppo di modelli matematici per studiare la propagazione e l’impatto delle onde di tsunami, i metodi per la stima dei livelli d’allerta, inclusa la valutazione delle incertezze, l’analisi dei documenti storici e così via. Lo studio dell’incertezza è fondamentale per eventi, come i maremoti, che hanno un forte potenziale distruttivo ma che avvengono molto meno frequentemente delle frane, dei terremoti o delle eruzioni vulcaniche.

La mappa di pericolosità da tsunami (MPTS), attualmente in corso di sviluppo per la regione italiana, dovrà definire quali sono le zone che, in un determinato periodo di tempo, sono più soggette a essere inondate da tsunami di origine sismica. Questo tipo di ricerca è volto all’elaborazione di un modello di pericolosità probabilistica per gli tsunami generati da terremoti (S-PTHA, Seismic – Probabilistic Tsunami Hazard Assessment) e ha come fine quello di fornire indicazioni sulle misure da prendere per ridurre il rischio, sia per la pianificazione territoriale (ad esempio, individuando i criteri da utilizzare per i piani regolatori dei comuni costieri, per costruire porti, ferrovie, centrali elettriche e altre infrastrutture critiche), sia per la stesura dei piani di emergenza da parte dei comuni interessati e degli altri Enti coinvolti.

Un passo importante nell’elaborazione della mappa di pericolosità è stata la partecipazione dei ricercatori al progetto TSUMAPS-NEAM, co-finanziato dal DG-ECHO (Direzione generale per la protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee della Commissione Europea) che s’interessa, tra l’altro, del coordinamento delle attività di protezione civile a livello europeo.

I ricercatori che afferiscono al CAT-INGV provengono da diverse aree nell’ambito delle scienze della Terra: geologi, sismologi, fisici, ingegneri e informatici, esperti nel campo della pericolosità, della modellazione numerica, nello studio dei processi sismotettonici, delle evidenze geologiche e della documentazione storica dei passati tsunami. A queste attività si sono affiancate, recentemente, le ricerche sulla percezione e sulla comunicazione del rischio, che dovranno contribuire a rendere più comprensibili e quindi più efficaci le misure di mitigazione del rischio, dalle campagne di comunicazione all’elaborazione dei piani d’emergenza, insieme ad esperti di diritto, che contribuiscono a definire criteri e regole operative alla luce del quadro normativo vigente.

I ricercatori dell’INGV che partecipano alle attività del CAT-INGV contribuiscono al dibattito sulle materie di cui sono esperti attraverso la pubblicazione di articoli su riviste scientifiche o contributi in volume, con la partecipazione a convegni nazionali e internazionali e con una lunga serie di collaborazioni con Società Scientifiche e Università italiane e internazionali, che si concretizzando in numerose iniziative di Alta Formazione.

Inoltre, i ricercatori del CAT-INGV sono coinvolti in numerose attività di comunicazione, formazione, divulgazione scientifica e trasferimento tecnologico nell’ambito della cosiddetta terza missione, che definisce l’insieme di attività che gli enti di ricerca e le Università mettono in campo come parte fondamentale del proprio mandato, in risposta ai bisogni di conoscenza e alle aspettative dei cittadini.